venerdì 8 marzo 2013

io l8, non solo a marzo

QUANDO DIVENTAI UN FRUTTO

Femmina e maschio fui concepita all’ombra della luna
ma Adamo fu sacrificato alla mia nascita,
immolato ai mercenari della notte.
E per colmare il vuoto della mia altra essenza
mia madre mi ha lavato con acqua torbida
e mi ha portato sul pendio di ogni montagna
consegnandomi al rombo delle domande.
Mi ha consacrato all’Eva della vertigine
e mi ha impastato con il buio e la luce
perché fossi donna-centro e donna-lancia
gloriosa e trapassata
angelo dei piaceri senza nome.

Straniera crebbi e mai nessuno poté mietere il mio grano.
Ho disegnato la mia vita su una pagina bianca
mela che nessun albero ha partorito
poi l’ho ritagliata e ne sono uscita
una parte di me vestita in rosso e l’altra in bianco.
Non ero solo dentro o fuori del tempo
perché ho avuto origine nelle due foreste
e mi sono ricordata prima di nascere
di essere una moltitudine di corpi
di avere dormito a lungo
di avere vissuto a lungo
e quando sono diventata un frutto
seppi quel che mi attendeva.
Ho chiesto ai maghi di prendersi cura di me
allora mi hanno presa.
Ero
la mia risata
dolce.
La mia nudità
azzurra.
E il mio peccato
timido.
Mi libravo sulle ali di un uccello
e di notte diventavo un guanciale.
Rivestirono il mio corpo di talismani
e spalmarono il mio cuore con il miele della follia.
Custodirono i miei tesori e i ladri dei miei tesori
mi portarono silenzi e racconti
e mi prepararono a vivere senza radici.
Da quel momento sono in cammino.
Indosso una nuvola ogni notte e viaggio.
Solo io mi dico addio
e solo io mi accolgo.
Il desiderio è il mio cammino e la tempesta la mia bussola
in amore non getto l’ancora in nessun porto.
Di notte lascio gran parte di me stessa
poi mi ritrovo e mi abbraccio appassionatamente al ritorno.
Gemella del flusso e del riflusso
dell’onda e della sabbia
dell’astinenza della luna e dei suoi vizi
dell’amore
e della morte dell’amore.
Di giorno
la mia risata appartiene agli altri, ma la mia cena segreta
mi appartiene.
Chi comprende il mio ritmo mi conosce
mi segue
ma mai mi raggiunge.
Joumana Haddad,
Non ho peccato abbastanza (Mondadori 2007)

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