lunedì 24 gennaio 2011

Poesie per rompere silenzi

Poesie di... Antonio Guerrero Rodriguez

'' La mia permanenza nel Centro di Transito Federale in Oklahoma è stata lunga . Diciotto giorni, isolato, in una cella del cosiddetto ''buco'', giorni che mi sono sembrati un'eternità. Con pochissima carta e piccolissime matitine, mi misi a scrivere il diario di quelle giornate, così come un gruppo di lettere personali e molto speciali, nate in quella solitudine, dove, parafrasando versi di Juan Ramón Jiménez, direi: “Sei dio del tuo petto, sei solo Universo, sei uno al tuo centro”.
Solamente una parte di quel diario e una delle nove lettere scritte arrivarono a destinazione. Per me fu un gran dolore quello che era potuto succedere, e feci ricorso alla poesia per rivivere i momenti di quell'isolamento e, in qualche modo, rimediare all'irreparabile perdita. Dal 3 al 16 di marzo, ormai di nuovo a Florence, sono nate queste poesie, in forma di diario, che suggerisco di leggere come un solo poema (come si dice si debbano leggere i famosi sonetti di Shakespeare, facendo salva la gran differenza tra quell'opera classica e questa modesta creazione). Per questo poemario decisi di scrivere versi decasillabi con rima libera, nella quantità di versi tipica del sonetto. Il mio obiettivo non è la ricerca della bellezza rítmica o della perfezione della strofa, e nemmeno di creare qualcosa di nuovo. La mia pretesa è di portare il lettore fino agli angoli più segreti della mia anima in quei giorni di ingiusto e totale isolamento, anche se, come direbbe Darío: “la mia protesta resta scritta” contro il trattamento e la inusuale perdita”.


Così ci parla Antonio Guerrero Rodriguez, il nostro Tony, uno dei Cinque, i prigionieri  cubani ingiustamente detenuti negli Stati Uniti, di uno dei suoi poemi più dolorosamente concepito: parliamo di "Un lugar de retiro", che fu pubblicato lo scorso anno, grazie ad un'iniziativa della Casa Editrice Vigìa della città di Matanzas a Cuba.

Commosso dalla grandezza umana che emanano questi versi, Silvano, un amico di Cuba e dei Cinque, ha avuto la felice idea di dare vita all'iniziativa di pubblicare in Internet – nel maggior numero di siti e e tradotti nel maggior numero di lingue possibili – le poesie che Tony ha scritto riferendosi ad un periodo di diciotto giorni trascorsi in una cella di isolamento e che in seguito avrebbero prodotto il libro ''Un lugar de retiro''.
La proposta è di pubblicare ogni giorno per diciotto giorni, a partire dal 26 gennaio e fino al 12 febbraio 2011, su blogs, facebook, siti internet o di inoltrare tramite liste di distribuzione e altro, il poema corrispondente a quel giorno, scritto da Tony un anno prima, cioè fra il 26 gennaio e il 12 febbraio del 2010.  In italiano, inglese, francese, portoghese e persino in russo e bulgaro, le poesie di Tony solcheranno il cyberspazio, demolendo muri di silenzio.
Possa essere questo un modo in più per dimostrare ai Cinque la nostra solidarietà, il nostro affetto, la sicurezza nella chiara certezza delle loro azioni, e anche per gridare all'impero, da tutti gli angoli del pianeta LIBERTA' PER I CINQUE.
Vi diciamo con le parole di Tony:
'' Stanco, non mi arrendo.
Ferito, non sanguino.
Tanta fatica, tanti dolori:
li calmo con l'amore dei miei sogni,
materia invincibile
che i guardiani non sanno riconoscere''
 

Il Gruppo Amici della Poesia partecipa a questa nuova azione poetica, ''Poesie per rompere silenzi'' in solidarieta' con i Cinque e, in maniera particolare, in omaggio a Tony Guerrero, un uomo che nelle piu' terribili circostanze non ha mai perso il suo coraggio e il suo sorriso.

Se volete richiedere e ricevere le traduzioni in una o più lingue tramite posta elettronica per aderire alla campagna, potete scrivere a
POEMAS TONY <
tonyunlugarderetiro@gmail.com>




un lugar de retiro
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luogo di ritiro



Martes, 26 de enero de 2010

Sucede que la injusticia sigue.
Sucede que llevo caja negra.
Sucede que soy yo quien lo dice.
Sucede que quisiera que me creas.
Sucede que vuelo sin temores.
Sucede que sacudo mis venas.
Sucede que dos soles se cruzan.
Sucede que oscurecen las piedras.
Sucede que el olor no es de campos.
Sucede que mi hora tiene dueño.
Sucede que se unen las paredes.
Sucede que un hermano sonríe.
Sucede que me nace en el pecho
una serenidad y sucede.

Succede che l'ingiustizia prosegue.
Succede che le manette sono molto strette.
Succede che sono io quello che lo dice.
Succede che vorrei che mi credeste.
Succede che volo senza timori.
Succede che scuoto le mie vene.
Succede che due soli si incrociano.
Succede che le pietre si fanno scure.
Succede che questo odore non è di campagna.
Succede che il mio tempo ha un padrone.
Succede che le pareti si uniscono.
Succede che un fratello sorride.
Succede che mi nasce in petto
la serenità, e succede.



Miércoles, 27 de enero de 2010

Cuando cierran la puerta de hierro
silbadores vientos de huracán
encima se me echan y me apagan
el candil, parpadeando en mis manos.
La celda se vuelve una laguna
en la que yacen palomas muertas
y por mi trepa su olor a espanto
como si las sombras me embistieran.
Con mi inofensivo corazón
desgarro el silencio congelado,
adelgazo ausencias prolongadas
hasta que la larga noche pasa
y todas las tinieblas se esfuman
envueltas en la luz matutina.

Quando chiudono la porta di ferro
sibilanti venti di uragano
mi si fanno addosso per spegnere
il lumino, che tra le mie mani infatti sfarfalla.
La cella diventa una laguna
dove giacciono colombe morte
e su di me si inerpica il suo fetore di paura
come se le ombre mi assalissero.
Con il mio cuore inoffensivo
squarcio il silenzio congelato,
assottiglio assenze prolungate
fino a che la lunga notte passa
e tutte le tenebre sfumano
avvolte nella luce mattutina.



Jueves, 28 de enero de 2010

Este origen de día sin rumbo
que sujeto al viento de la vida
sobre mi esparce luz de aurora
nunca es perdida, sino ganancia.
Esta sucesión de atardeceres
sin fragancias ni ecos ni colores
que fija mi sustancia imperfecta
nunca es perdida, sino ganancia.
Este tiempo cargado de pausas
que no deja mi amor madure,
crepúsculo en un paraje oscuro
como una vereda interminable
entre sombras que crecen y tiemblan,
nunca es perdida, sino ganancia.

Questa origine di giorni senza rotta
esposta al vento della vita
che sparge su di me luce d'aurora
non è mai danno, ma beneficio.
Questo succedersi di tarde sere
senza fragranze né echi né colori
che la mia sostanza imperfetta fissa
non è mai danno, ma beneficio.
Questo tempo carico di pause
che non lascia che il mio amore maturi,
crepuscolo in paraggi oscuri
come sentiero interminabile
tra ombre che crescono e tremano,
non è mai danno, ma beneficio.

  

Viernes, 29 de enero de 2010

Anocheció mientras leía un libro
(el que pudo llegar a mis manos)
cuyo argumento vacuo y siniestro
apenas para mí tuvo sentido.
Pensé en los grandes escritores
capaces de recoger la luz
y toda la belleza del mundo
en páginas imperecederas.
Cerré el libro y cerré mis ojos,
en ese instante me vi rodeado
de un resplandor de sol y de luna,
de amor y de paz, y comprendí:
lo que buscamos en muchos libros
lo atesoramos dentro del alma.

Si fece notte mentre leggevo un libro
(quello che è riuscito ad arrivare nelle le mie mani)
il cui argomento vacuo e sinistro
a malapena, per me, aveva un senso.
Ho pensato ai grandi scrittori
capaci di accogliere la luce
ed ogni bellezza del mondo
in pagine immortali.
Chiusi il libro e chiusi gli occhi,
e in quell'istante mi sono visto circondato
da uno splendore di sole e di luna,
d'amore e di pace, ed ho capito:
quello che cerchiamo nei libri
è il tesoro che poi resta nell'anima.



Sábado, 30 de enero de 2010

Soy dichoso por este aislamiento
donde a mis anchas holgazaneo
mientras contemplo mi alma vagar
por la lejanía hasta perderla.
Soy dichoso por este silencio
cuando puedo escucharme a mi mismo
sin que nada me turbe de afuera,
sin que el tiempo me busque y me encuentre.
Soy dichoso así, ni más ni menos,
sin pensar en ello, respirando
los átomos que nos entremezclan,
metido en el corazón de un ser
dueño de un aliento incalculable,
esparciéndose por el espacio.

Sono fortunato per questo isolamento
per questa apatia volontaria e senza limiti
mentre contemplo l'anima vagare
nella lontananza fino a perderla.
Sono fortunato per questo silenzio
quando posso ascoltare me stesso
senza che nessuno da fuori mi turbi
senza che il tempo mi cerchi e mi trovi.
Sono fortunato così, né più né meno,
senza pensarci, respirando
il miscuglio dei nostri atomi
interno al cuore di un essere
padrone di un respiro incalcolabile,
che si diffonde nello spazio.



Domingo, 31 de enero de 2010

Que no me dejen mirar la luna
ni el árbol seco del lento invierno,
que me prohíban prender el fuego,
jugar al sueño con la ceniza,
no significa que esta perdido
ese amor puro que con mis ojos
y con mis manos forjo y forje
para otros ojos, para otras manos.
El amor que expira no es amor.
El verdadero amor pertenece
a todo el tiempo, a la tierra toda,
sin temor enfrenta tempestades,
resiste hasta el filo de la muerte
y, como la natura, es eterno.

Che non mi lascino guardare la luna
e nemmeno l'albero rinsecchito del lento inverno,
che mi proibiscano di accendere il fuoco
e di giocare a sognare con la cenere
non significa che è perduto
quell'amore puro che con i miei occhi
e con le mie mani forgio ed ho forgiato
per altri occhi, per altre mani.
L'amore che spira non è amore.
Il vero amore appartiene
a tutto il tempo, a tutta la terra,
senza timore affronta tempeste,
resiste perfino al filo della morte
ed è, come la natura, eterno.



Lunes, 1 de febrero de 2010

Dije no a la quietud mohosa.
Me paré sobre el suelo desnudo,
di el primer paso, luego el segundo,
poco a poco me volvía lluvia.
Al inicio, fue el escepticismo
y después vino la dependencia.
Más adelante apareció la antítesis
y con ella el desenvolvimiento.
Comencé a girar por las horas
con espíritu y ritmo que impelen
y a través del éter se deslizan.
Cercado por un tedio sin tregua,
en la plaza de mi corazón
me vi feliz, cantando y bailando.

Ho detto no alla muffa della quiete.
Mi bloccai sul suolo nudo
ma poi il primo passo, poi il secondo,
poco a poco diventavo pioggia.
All'inizio, lo scetticismo
e poi la dipendenza.
Più avanti l'antitesi
e con essa il liberarsi.
Ho cominciato a girare nelle ore
con ritmo e spirito impellenti
e nell'etere guizzanti.
Accerchiato da un tedio senza tregua,
nella piazza del mio cuore
mi sono visto felice, cantando e ballando.



Martes, 2 de febrero de 2010

Noche seductora que me llamas
desde los abismos del silencio.
!Ah, noche magnánima y magnética,
novia del ocio aun inviolada!.
Noche errante, hechicera de ojos
que tienen el color del alcoiris.
Noche loca, llena de blancura
para al afán añadir insomnio.
Noche desnuda sobre la tierra,
antes de ir a otra orilla sin nombre
abrázame, mírame y permíteme
tocar tu cuerpo para sentir
el oleaje de queridas playas
tan ocultas en la oscuridad.

Notte seduttrice che mi chiami
dagli abissi del silenzio.
Notte magnanima e magnetica,
sposa dell'ozio e non ancora violata!
Notte errante, incantatrice e occhi
color d'arcobaleno.
Notte pazza, piena del biancore
che aggiunge insonnia all'affanno.
Notte nuda sulla terra,
prima di andare verso l'altra riva senza nome
abbracciami, guardami e lasciami
toccare il tuo corpo per sentire
il mareggiare sulle amate spiagge
così nascoste nell'oscurità.



Miércoles, 3 de febrero de 2010

La muchacha que da las pastillas
a los adictos a los calmantes
tiene cara de ángel, me recuerda
a una novia de tiempos pasados.
Ella cada noche hace una ronda,
con su voz va rompiendo el silencio
y yo abandono lo que hago entonces
para verla pasar, un instante.
Ella nunca me mira a los ojos
en los que muy escondidos guardo
tantos rostros de edades y mundos,
tantas noches de estrellas sin nombre,
tantas rachas de idas y venidas...,
la muchacha que da las pastillas.

La ragazza che dà le pastiglie
ai tossicodipendenti i calmanti
ha un faccino d'angelo, mi ricorda
una mia fidanzata del tempo passato.
Ogni sera fa il suo giro di ronda,
la sua voce va rompendo il silenzio
ed io lascio lì quel che sto facendo
per vederla passare, un istante.
Lei non mi guarda mai negli occhi
dove molto nascosti conservo
tanti volti di epoche e mondi,
tante notti di stelle senza nome,
tanti effluvi di andate e ritorni … ,
la ragazza che dà le pastiglie.



Jueves, 4 de febrero de 2010

Vivencias y vocablos buscando
respuestas a la nada y al suceso,
vienen al recinto del presente
como las abejas al panal.
El batir de sus alas inunda
el aire de trepidantes llamas
y una cristalina miel envuelve
el eco de la palabra amor.
Con apasionada sed de luz,
de aromas, de voces y de formas,
tras lo invisible se me va el alma
y sólo ve la faz de un ayer
girando hasta que desaparece
en lentas espirales de humo.

Vissuti e vocaboli che cercano
risposte al nulla o all'accaduto,
arrivano al recinto del presente
come api all'alveare.
Il loro battere d'ali inonda
l'aria con fiamme trepidanti
ed un miele cristallino avvolge
l'eco della parola amore.
Con appassionata sete di luce,
di aromi, di voci e di forme,
l'anima va oltre l'invisibile
e vede solamente il volto di giorni andati
che volteggia fino a scomparire
in lente spirali di fumo.



Viernes, 5 de febrero de 2010

El silencio es verde, de improviso,
mi corazón fértil, lentamente
habituado a cosas naturales,
viste de hojas verdes del deseo.
Recuerdos del bosque y de la lluvia
emergen con su aliento escondido
y siento otra vez en mi garganta
un ardor de jazmines y sangre.
Sin parar, mi corazón evoca
miradas fieles al amor puro,
besos al abrazo de la noche,
caricias que dieron paz al alma.
Pero, por dónde andarán sus ojos,
sus labios, sus suaves manos puras?

Il silenzio si fa verde, all'improvviso,
il mio cuore fertile, lentamente
abituato a cose naturali,
veste di foglie verdi il desiderio.
Ricordi del bosco e della pioggia
emergono con il loro effluvio nascosto
e sento di nuovo in gola
un ardore di sangue e gelsomini.
Senza sosta, il mio cuore evoca
sguardi fedeli all'amor puro,
baci nell'abbraccio della notte,
carezze che hanno dato pace all'anima.
Però, dove saranno i suoi occhi,
dove le sue labbra, soavi sue le mani così pure?



Sábado, 6 de febrero de 2010

Mujer, rompes en mi pensamiento
como los oleajes en las playas;
entras de repente en mis arenas,
luego al mar regresas otra vez.
Así eres tu, marejada indócil,
vaivén incesante de las aguas
donde se ahoga mi corazón
contando tu cuerpo ola a ola.
Ya conoces que regresare,
sin embargo, no sabes tu nombre
ni sabes que recuerdo tus besos.
Tal vez, un día cuando tu piel
destruya este castillo de ausencias
te abriré la trama de mis versos.

Ti infrangi nel mio pensare
come sulle spiagge il mareggiare;
penetri all'improvviso le mie sabbie,
e ancora torni al mare.
Così sei tu, mareggiata indocile,
vai e vieni incessante delle acque
dove il mio cuore affoga
raccontando il tuo corpo ad ogni onda.
Sai già che tornerò,
ma non il tuo nome
e nemmeno che ricordo i tuoi baci.
Forse, un giorno, quando la tua pelle
avrà distrutto questo castello di assenze
ti aprirò la trama dei miei versi.


Domingo, 7 de febrero de 2010

Hoy he escrito a varias amistades,
a ninguna le narro el rosario
de vicisitudes que he pasado
(más que las que todos imaginan).
En mis líneas les hago saber
que esta celda, sin nada y sin nadie,
para mí es un lugar de retiro
donde me libro de mis cadenas.
Como otros de mi vida, este hueco,
sin prisa lo relleno de luz
para que de su oquedad aflore
el resplandor que a mi corazón
convierte en surtidor del amor,
de este amor con que a todos escribo.

Oggi ho scritto a varie amicizie,
a nessuna racconto il rosario
delle vicissitudini passate
(più di quelle che si possano immaginare).
Nelle mie frasi faccio sapere
che questa cella, senza niente e nessuno,
per me è luogo di ritiro
dove libero le mie catene.
Come altri della mia vita, questo buco,
senza fretta, lo riempio di luce
affinché dalla sua vacuità affiori
splendore che converta il mio cuore
in zampillare d'amore,
di questo amore con cui scrivo a tutti.



Lunes, 8 de febrero de 2010

Anoche, cuando un hosco silencio
como el manto de la oscuridad
me cubría, y la incertidumbre
de crudas nevascas me embriagaba,
el amor provoco un ramalazo
en las fibras de mi corazón,
punzadas de perpetuas ausencias.
Por un buen tiempo estuve despierto.
Anoche, frente a la soledad
resonante de ayeres me dije:
Todos los desvelos de mi vida
han desbrozado esta larga senda
por donde los peligros de muerte
no han podido malograr la luz.

Stanotte, quando un fosco silenzio
come il manto dell'oscurità
mi copriva, e l'incertezza
di crudi nevaschi mi ubriacava,
l'amore ha provocato uno strappo
nelle fibre del mio cuore,
spillate di assenze perpetue.
Sono stato sveglio un bel po'.
Stanotte, di fronte alla solitudine
risuonante di giorni passati mi sono detto:
tutte le veglie della mia vita
hanno sfrondato questo lungo sentiero
dove i pericoli di morte
non hanno potuto distruggere la luce.



Martes, 9 de febrero de 2010

En mi soledad digo tu nombre
y sus letras son un sol naciente
entre las nubes de la alborada
donde con lumbre se abren las flores.
Al andar lo digo en las esquinas
que forja y deshace el pensamiento
y en mi soliloquio con tu nombre
ni luces ni sombras distingo.
Lo digo sin que nadie me escuche
en una voz de intima emoción
que apenas hiere el aire y el silencio.
A las preguntas del firmamento
respondo, levantando la vista
hasta la eternidad de tu nombre.

Nella mia solitudine dico il tuo nome
e le sue lettere sono un sole nascente
tra le nuvole dell'alba
dove alla luce s'aprono fiori.
Nell'andare lo dico negli angoli
che il pensiero forgia e disfa
e col tuo nome nel mio soliloquio
non luci né ombre distinguo.
Lo pronunzio senza che nessuno possa ascoltarmi
in una voce intima di emozione
che ferisce appena l'aria ed il silenzio.
Alle domande del firmamento
rispondo, alzando lo sguardo
fino all'eternità del tuo nome.



Miércoles, 10 de febrero de 2010

Seguro, en medio del temporal,
me imagino andando por el mundo
como si caminaran conmigo
hombro a hombro brazos invencibles.
Pasaran con sus alas oscuras
otras tantas gélidas noches
sin poder aniquilar la aurora
del día final de la injusticia.
Hermanos y hermanas de la lucha
solidaria que se multiplica
cual las hojas en la primavera:
¡Ustedes nos darán la victoria,
ustedes estarán con nosotros
en la gran jornada del regreso!

Sicuro, nella tempesta,
mi immagino in giro per il mondo
come se con me camminassero
spalla a spalla braccia invincibili.
Passeranno con le loro ali scure
tante altre gelide notti
senza riuscire ad annullare l'aurora
dell'ultimo giorno dell'ingiustizia.
Sorelle e fratelli della lotta
solidale che si moltiplica
come foglie in primavera:
ci darete la vittoria,
sarete con noi
nella grandiosa giornata del ritorno!


Jueves, 11 de febrero de 2010

Desde mi niñez de hogar y escuela,
en mi juventud de sitio en sitio,
toda mi vida, y hasta en mis sueños,
tú has habitado en mi corazón.
Isla de soles que a todos brindas
palmas y playas, aves y frutos,
aquel verano abrasador que amo,
aquel árbol libre en la campiña,
dispuesta a diario a cuidar la flor
indispensable de la esperanza
en mí tu alientas siempre la paz.
Tu amor me impulsa, tu amor me colma
de luz, ¡oh, patria!, vendrá el regreso
y el beso tuyo que nos espera.

Sin dalla mia infanzia tra casa e scuola,
nella mia gioventù da un posto all'altro,
per tutta la mia vita, e persino nei sogni,
hai abitato nel mio cuore.
Isola di sole che offri a tutti
palme e spiagge, uccelli e frutti,
quell'estate rovente che amo,
quell'albero campagnolo e libero,
disposta ogni giorno a prendersi cura del fiore
indispensabile della speranza
mi alimenti sempre un anelito di pace.
Il tuo amore mi sprona, il tuo amore mi colma
di luce, patria !, arriverà il ritorno
e il tuo bacio che ci aspetta.


Viernes, 12 de febrero de 2010

Cruzando el corazón del azul
insondable, confuso de rutas,
mas, acompañado de esperanzas
insignificantes pero ciertas,
miro la callada geografía
sumergida en un fulgor de nieve,
territorio de lo indefinido,
espejismos de la libertad.
Hay cansancio, pero no me rindo.
Hay cortaduras, pero no sangro.
Tanta fatiga, tantos dolores
calmo con el amor de mis sueños
hecho de una materia invencible
que no reconocen los guardianes.

Nell'attraversare il cuore dell'azzurro
insondabile, in un groviglio di rotte,
ma accompagnato da speranze
insignificanti però certe,
osservo la geografia silente
sommersa in un fulgore di neve,
territorio dell'indefinito,
miraggio della libertà.
Stanco, non mi arrendo.
Ferito, non sanguino.
Tanta fatica, tanti dolori:
li calmo con l'amore dei miei sogni,
materia invincibile
che i guardiani non sanno riconoscere.
Antonio Guerrero Rodriguez

venerdì 27 agosto 2010

Pamparato 2010

Pamparato ed.2010
VERBALE DELLA GIURIA

La giuria del premio letterario “Una poesia per Pamparato”, composta da
Luca Necciai (Presidente), Marita Rosa e Remigio Bertolino,
riunitasi in Torino il 26 giugno 2010, dopo aver esaminato gli elaborati pervenuti alla segreteria del Concorso, ha espresso all’unanimità la seguente graduatoria:

1° Premio alla poesia: “GIAN”
di ODASSO PAOLO

2° Premio alla poesia: “DISPERATE URLA DI VENTO”
di ARMANDO DANIELE
3° Premio alla poesia: “PAGINE DI DIARIO”
di PEROSINO GIUSEPPE

Ha inoltre deciso di conferire la Segnalazione di merito alle seguenti poesie:
- “LA NOTTE” di LAZZEROTTI BRUNO
- “AD OCCHI CHIUSI” di BAUDINO MARITA


MOTIVAZIONI DELLA GIURIA

Alla poesia “GIAN” - 1° premio
Una meditata e sofferta sequenza di metafore marine (le reti, le barche vuote, i remi) per esprimere il distacco dalla vita e il dolore di chi resta. Versi essenziali e scarni a scavare nell’anima affranta di chi ancora “affonda i remi nel quotidiano”, a dare un senso alle ragnatele di silenzi che calano sugli “addii” definitivi. Una poesia che pare scolpita tanto l’autore ha lavorato per “sottrazione”; ogni parola è densa e insostituibile, ogni similitudine saldamente legata alla precedente nel compatto tessuto sintattico del testo in una rete di sottili echi e rimandi.

Alla poesia “ DISPERATE URLA DI VENTO” - 2° premio
Poesia scandita da un marcato ritmo musicale e da un crescendo di drammatica intensità che si stempera solo nel finale, lasciando balenare qualche sprazzo di speranza per un futuro migliore.
Il dolore del mondo è raffigurato con grande efficacia attraverso un dispiegarsi di metafore altamente connotative; emblematica quella relativa ai versi “un silenzio livido colora/ il mistero di questa notte / squartata di morte e disperazione.”

Alla poesia “ PAGINE DI DIARIO” - 3° premio
Un viaggio interiore, uno sprofondare nei meandri dell’anima.
Potenti immagini si accampano nei brevi versi sciolti ad evocare ciò che giace sepolto dai ricordi e dalle ombre del passato. Esse sembrano scaturite seguendo il flusso di libere associazioni mentali ( “i sentieri di inquietudine / su uno sfondo di arcobaleni scomposti”, “ iperboli di fantasie”) e dànno il senso della cifra onirica di questa poesia.


PREMESSA

Dopo anni di continua espansione il Concorso di Pamparato ha visto, specialmente nelle ultime due edizioni, una più ridotta partecipazione, che si è circoscritta, possiamo dire, ai “fedelissimi di sempre”, pur con qualche rara eccezione. 
Sarà nostro compito indagarne le cause, non ultima, forse, quella relativa alla collocazione della cerimonia di premiazione nel mese di agosto, mese solitamente destinato alle vacanze estive. Ma non è questa la sede per le decisioni che riguardano il futuro e che dovranno impegnare l’Associazione Pro Loco di Pamparato nella sua veste di organizzatrice del Concorso in collaborazione con l’Amministrazione comunale.
Veniamo perciò alle poesie, alla nostra XXIII Edizione.
Si era soliti introdurre questa raccolta, che da sempre dedichiamo ai concorrenti, con alcuni pensieri sulla poesia, sul suo significato, sui suoi contenuti, sul pensiero che hanno della poesia i “grandi della poesia”, a cui noi piccoli facciamo riferimento come ai nostri maestri.
Quest’anno mi sono chiesto se non era invece preferibile chiedere ai poeti del nostro concorso che cos’è per loro la poesia, cosa li spinge, dal di dentro, a confidare ad un foglio di carta e ad una penna le loro emozioni, cosa svelano e suggeriscono al lettore i loro versi.
E’, credo, un modo inconsueto per consegnarvi non una semplice stampa delle vostre poesie, ma un modo di evidenziare, con le vostre parole, le vostre emozioni, i vostri sentimenti, i vostri ricordi, le riflessioni, i voli della mente… Cosa, in sostanza, vi hanno dettato le esperienze della vostra vita, se è vero, come crediamo che lo sia, che prima si vive e poi si scrive.

C’è, nelle vostre poesie, il canto e le delusioni della VITA, con il suo sordo rumore, che ruba la vita stessa ( Cristina Mantisi), che ha i giorni irrorati dal vento delle stelle (Chris Mao), che ci invita a scarabocchiare le sue allegorie sulle pagine bianche di un diario (Giuseppe Perosino), che assomiglia ad un mare sbattuto da disperate, desolate, strazianti urla di vento in attesa di un’alba d’amore e di speranza (Daniele Armando), che non esclude nulla, neppure le ore che mancano al morire (Vanni Giovanardi), che, infine, è simile ad un ruscello che raccoglie e porta a valle i messaggi delle vite che incontra (Maria Rita Brusato).
C’è l’ AMORE, che è dolcezza e passione insieme perché: con un tocco del tuo essere potrei morire qui e adesso (Claudio Malune), oppure: ti prenderei le mani e lascerei le mie dita intrecciarsi alle tue (Marita Baudino).
Ci sono i RICORDI, al cui ritorno ci risfiorano i profumi del passato (Serena Bertaina); ricordi di quel figlio mai nato, che eri già con me quando giocavo con le bambole (Gabriella Barbero), ricordi che ci fanno voltare indietro a vedere le orme del passato (Nadia Tosco); o è un trovare rifugio sicuro tra i fogli scritti che si fanno coperte di ricordi (Gianluca Avagnina).
Ampio spazio di ispirazione è tratto dalla NATURA, dal paesaggio che si offre come corrispettivo oggettivo delle proprie emozioni.
E’ gratificante, quindi, la quotidiana consuetudine e l’ultimo volo d’una cinciarella multicolore sospesa su un ramo di betulla (Pietro Tomatis); invita alla quiete la notte confitta nelle querce vuote di sussurri (Bruno Lazzerotti), o quando il profumo di viole come una nuvola ti avvolge (Franca Rulfi). E’ fonte di desolazione invece il contemplare quelle case nude senza più vecchi a bruciare una pipa (Sergio Aschero).
Continuano per altro a far da cornice a questa manifestazione, la piazza, la fontana, il tiglio e l’estate di questo piccolo paese (Giuseppe Prato), paese immerso tra boschi di castagni, i cui frutti un tempo lontano eran cibo per la vita e ora sono soltanto un ricordo (Mariarosa Bertolino). E non manca l’elogio al vino, perché chi lo beve è propenso al sorriso (Pietro Gallesio).
C’è il SILENZIO, quello dolce come quello della neve che tutto copre e libera la fantasia (Piera Camaglio), ma c’è anche quello desolato dell’addio all’amico scomparso, silenzio greve nell’affondare i remi nel quotidiano (Paolo Odasso).
Non mancano i SOGNI di chi tenta di rubarli all’arcobaleno, gioiendo oniriche illusioni (Miles Sturla), le IMMAGINI di chi piange la fragilità delle zolle, delle quali i venti spargono le ceneri nell’aria febbricitante di azioni inespresse (Giulia Gino) o la SOLIDARIETA’ dettata dall’implorazione di un clandestino venuto da terre lontane, anch’egli un figlio del creato (Franco Robaldo).
E per finire c’è anche la citazione, un po’ tra lo scanzonato ed il provocatorio, che l’uscire di senno è il sussurro dei poeti (Agostino Aime).

Ci siete proprio tutti, citati certo in modo affrettato, a volte un po’ liberamente, ma comunque sufficiente, pur in così poche righe, a cogliere le vostre emozioni. 
Nel ringraziarvi per questo vostro affetto che continua a legarvi a Pamparato e al suo concorso di poesia vi auguro di godere spesso di quei “momenti di grazia”, che ispirano la poesia, di rilkiana memoria.
Eraldo Odasso




TUTTE LE POESIE PARTECIPANTI:


GIAN

Serrate a riva le reti,
esci dal mare della tua vita
lasciandoti portar via
da un ultimo soffio di luce.
Senza un perché volti le spalle
alle nostre braccia tese
lasciando un cesto di ricordi
sulle nostre barche vuote.
E’ questo silenzio dell’addio
che mi pesa nell’affondare
i remi nel quotidiano.

Odasso Paolo
PRIMO PREMIO


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DISPERATE URLA DI VENTO

Piange lacrime nere il mare.

Anime seppellite
sotto pesanti massi di povertà,
senza nome, senza memoria.

Disperate urla di vento.

La terra assorbe il sangue
di poveri angeli schiacciati,
di magri sogni violentati.

Desolate urla di vento.

Un silenzio livido colora
il mistero di questa notte,
squartata di morte e di disperazione.

Strazianti urla di vento.

Un mare col grembo gonfio di dolore
consuma tutte le sue lacrime,
poi abbraccia piano le ombre della notte.

Chiama a raccolta ogni uomo, ogni cuore
e cerca un’alba d’amore
per far nascere i primi bagliori di speranza.

Daniele Armando
SECONDO PREMIO


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PAGINE DI DIARIO
Lascio galleggiare la fantasia
e scarabocchio,
su pagine bianche di diario
le allegorie della mia vita.
Pensieri mi turbano la mente
come logaritmi irrisolti.
Immagini confuse
quali pennellate,
ora vivide ora spente,
disegnano sentieri d’inquietudine
su uno sfondo
d’arcobaleni scomposti.
S’è placato
il ritmo delle pulsazioni
rievocando ricordi
di passioni trascorse.
Iperboli di fantasie
si sono trasformate, nel tempo,
in declinanti parabole
d’illusioni infrante.
All’alba scompariranno
i miei sogni.
Come un soffio di vento
spegne la fiammella
della candela,
così si dissolveranno
i miei frammenti di felicità.

Giuseppe Perosino
TERZO PREMIO

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LA NOTTE

È una ruga del crepuscolo
che sbuccia il cielo
a vestire cerchi
d’un grigiore freddo
e consumato,
serrare lo spazio
disfatto del buio,
imbrunire
l’anima delle stelle.
La notte
è confitta nelle querce
vuote di sussurri,
cuce il brivido
spinoso del vento
ai panneggi della siepe
nera di là dal niente.
Un tempo offuscato
e sospeso
occhieggia di soppiatto
il velo appassito delle chimere
in caparbio equilibrio
fra ombre e speranze
nei respiri confusi del cuore.

Lazzerotti Bruno
SEGNALAZIONE DI MERITO

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AD OCCHI CHIUSI


Dissipa la mia mente,
a volo cieco nel buio,
memoria del tuo viso.

Vorrei, ad occhi chiusi,
indovinarne ancora
con i palmi i contorni.

Le dita nei tuoi capelli,
a scapigliarti, dispettosa;
carezzerei la fronte,

e, lieve, coi polpastrelli
definirei giusto l’arco
delle tue sopracciglia.

Ti chiuderei gli occhi,
rincorrerei il profilo
regolare del naso,

giù fino al labbro umido,
e al mento, dove punge
la barba di stamattina.

E poi le mani, le mani…
ti prenderei le mani,
lascerei le mie dita

intrecciarsi alle tue,
mentre adagio mi cingeresti
insieme corpo e anima,

dentro l’intimo silenzio
di un abbraccio serrato
che invece non dimentico.

Baudino Marita
SEGNALAZIONE DI MERITO

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ALDA
Coriandoli di polvere

Al Roccolo mi dicesti
“….l’uscire di senno è il sussurro dei poeti”.
Non ti chiesi chiarimenti.
Mi è rimasto lì come un sussulto.
Oggi che anche tu sei assenza
come il tuo tiro di fumo,
le tue furie,
le tue vampe d’amore
ho animo per capire
che hai attraversato l’inferno
senza considerarlo un castigo.
Hai saputo proteggerti
con la bellezza della verità
con il coraggio della tua poesia spessa
come colata di lava.
Non ti sei esclusa,
non hai camuffato diversità,
le ambiguità del tuo destino,
le disperazioni ed i vizi
ti sei manifestata sempre con animo leggero.
Vola, e poi ritorna.

Aime Agostino

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IL VINO, ED IL MEDICO

Si dice che:
bevendo vino nero
si allontana il tumore
ma il dottore,
dice che non sia vero

ai propri pazienti:
proibisce di bere;
ma lui, il dottore,
se il vino è buono,
non s’accontenta
di un solo bicchiere.

Perché?
Perché chi beve vino
è propenso al sorriso.
Bevendo, s’addormenta,
e dormendo non pecca
e va in Paradiso.

Gallesio Pietro

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CASE NUDE

Case nude, appese nel tempo,
sputate le ombre,
come inchiostro versato.
Case nude, non più vecchi
a bruciare una pipa,
non più fanciulli ad ignorare la vita.
Case nude, così comode,
per un incontro vietato,
come sa chi vi cerca.
Case nude, messe da parte,
dimenticate un po’ sfuse
su scaffali, di pietra sudata.
Case nude, senza cappello,
piangete alla pioggia,
come donne col rimmel.

Aschero Sergio

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SE

Se,
al buio tu,
non incespichi
più,
e i tuoi
piedi
posano leggeri
su un morbido
tappeto,
se il profumo
di viole
come una nuvola
t’avvolge,
allora,
abbassa il tuo
sguardo,
ti accorgerai
che è arrivata
la primavera.

Rulfi Franca

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CASTAGNA

Dolce frutto di montagna,
dal seno materno del riccio,
scendi a terra a capofitto.

Sei gustosa in tutti i modi,
da ballotta a caldarrosta.

Quante bocche hai sfamato
tanti, tanti anni fa.

Quante volte ti ho mangiata
e gustosa ti ho trovata.

Ora non sei più tanto importante
perché cibo ne abbiamo in abbondanza.

Sei sempre cara ai nostri cuor,
perché se siam venuti avanti
e arrivati alla seconda e terza età,
un grazie sincero vada alla tua bontà.

Bertolino MariaRosa

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CONFESSIONE

Mi rotolo
Tra un libro e l’altro,
il pomeriggio,
un caffè, un profumo,
mentre il tempo fugge
e io lo inseguo,
fuggendo anch’ io.

E’ questo un febbraio
che sembra non passare mai.

Vivo
trascorrendo e trascinando
stanchi i giorni,
con l’alibi dell’inverno, raggomitolato
tra i miei foglio scrtti di sincero inchiostro
che si fanno coperte
di ricordi,
dove solo talvolta trovo
rifugio.

E’ passata un’estate. Lo so.

Vivo forse aspettando
che ne passi un’altra.

Ma dovrei confessare?
Cosa potrei confessare in questo attimo
divorato subito
dal lancettare quieto d’un orologio troppo lontano?

Che io spesso vivo
in qualche ricordo,
in qualche emozione
e non oso più fare
poesia.

Avagnina Gianluca

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SCENDE LA NEVE…

Leggiadri ondeggiano i candidi fiocchi,
chiudo gli occhi, sogno…
cavalli alati, fatine, gnomi,
farfalle, abeti argentati e paesaggi da favola!

Ritorno alla realtà per un attimo soltanto.
Scorgo vette innevate,
bianche distese,
camini fumanti,
auto sfreccianti!

Penso, osservo, scruto
la neve che scende quasi giocando,
ascolto il silenzio che copre i rumori,
il paesaggio a poco a poco scompare
sotto il candido manto e la mia fantasia vola lontano.

Uno squillo, un sussulto,
è il richiamo alla realtà
che per fortuna mi concede ancora
spazi per sorridere,
occasioni per pensare, per sognare e anche per agire!

Camaglio Piera

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LA PIAZZA, LA FONTANA, IL TIGLIO, L’ESTATE
Il tiglio della piazza
e la fontana medievale
hanno oggi un’ importanza
di vitale utilità.

L’alberto, emblematico e maestoso,
è pien di foglie cuoriformi
pien di frutti capsulati
pien di doni da ammirare e pur da utilizzare.

Sotto la fronda c’è il salotto
semplicemente sistemato
e pur nella modestia giorno e notte è frequentato.

L’artistica fontana
con le bocche da leone
per dissetarne tante
sfocia acqua in continuazione.

La grande piazza fa il paese
ma tutto in un angolo è concentrato.
E il popolare ritrovo, semichiuso, protetto, ornato
è la ricreazione estiva per Pamparato.

Prato Beppe

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IL RUSCELLO

Il ruscello è come un neonato
fragile ma immortale.
Il suo rumore incanta tranquillizza,
è come un usignolo che riempie i cuori
di felicità.
È come un’ aquila che raccoglie i messaggi
degli animali e degli alberi portandoli dolcemente a valle.

Brusato Maria Rita

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HO COSTRUITO L'AMORE

Ho costruito l’amore
pietra su pietra, un palazzo
di sogni per toccare il cielo.
Ho inventato l’amore, l’ho scelto,
voluto, desiderato col furore
degli anni più giovani
quando solo quello bastava
a contare le ore del giorno.
Ho creato l’amore per non essere sola,
l’ho creato grande come un albero
dalle radici forti che nessuno mai
avrebbe potuto strappare alla terra.
Un amore per amare l’amore
e da quell’amore lasciarmi amare
fino a starne male.
Poi, ecco, il niente, un boato nel cuore
il sordo rumore della vita
che ruba la stessa vita.
Ecco un sogno sconfitto,
ceduto alla terra con ogni pietra
a morire per sempre,
la prima verità svelata
con la cruda realtà dell’impotenza
di essere soltanto umana,
senza la speranza di poter tenere
quell’amore intatto tra le mani.
Ho creato l’amore per illusione
per simulare l’eternità che non avrò
in questo viaggio senza senso
dove si va insieme per morire soli.

Mantisi Cristina

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MAGNOLIA E ACERO ROSSO

Due piedi lesti nella polvere della campagna,
la corsa di un bambino sui saliscendi delle colline,
ma nell’assolata corte
a sera
nonno raccontava all’ombra di un acero rosso
così fine e così fiero ,
lì si snodavano storie e filastrocche;
andavano ad intrecciarsi
ai rami gentili della magnolia.
Ricordi d’infanzia
che tornano alla mente
e ti risfiora con la delicatezza di un petalo
quel profumo di langa che torna dal passato,
legato al suono di un dialetto mai perduto,
rimasto nel cuore
di un bambino diventato uomo
lontano da quella corte.
Lontano da quella magnolia e da un acero rosso.
Il passato che torna
con fatica ed emozione .
Senti il vento, tra le foglie ballerine
nel loro abito porpora.
Sulla panchina, quel bambino,
ora racconta,
nel prato qualcuno ascolta ,
il vicinato è riunito.

Bertaina Serena

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FIGLIO


Sei vivo da sempre
Anche se non sei mai nato
Eri già con me quando giocavo con le bambole
E tutti mi dicevano che sembravo già una mamma
Dolce desiderio , tenero pensiero
Ti ritrovo in mille volti
Ti penso nei miei sogni
Ti desidero da sempre
Non ti avrò mai
Perché non era il momento giusto
Per te non è mai stato il momento giusto
Ieri c’era ancora tempo , oggi è già tardi
Non ci siamo potuti incontrare
Ma il mio cuore ama tanti occhi azzurri come i tuoi
Dà loro affetto e tenerezza
I loro sguardi mi cercano ,
Non mi dimenticano
Figlio dell’immaginazione
Sento la tua voce nel vento
Vedo il tuo sorriso
Perché somigli così tanto a quella bambola?
Ed il sole torna a splendere :
Domani non sarò sola
L’ho voluto solo io
Mio figlio c’è , è dentro di me.

Barbero Gabriella

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FRAGILITA'

Nuda vanità celeste
di grigi acquari, freddi
al tocco di mani
bisognose di ripari precari.
Crepe profonde di zolle
sferzate da venti
che ne spargono le schive ceneri
nell’aria febbricitante
di azioni inespresse.
Elementi confusi, contratti
in molteplici strati
di adipose sorti naturali.
Disequilibrio di assi cartesiani
nel voluminoso serbatoio
di umanità latente.

Gino Giulia

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CIELO

Avanza, dilata, ricompone le mancanze
d’ogni esistere in pensiero
si dispone, lasciando nulla escluso
neppure le ore che mancano al morire.

Là in orizzonte, dopo le schiere dissolte dei pioppeti
e dietro le passioni e compassioni
assorbite dalle pietre dei cortili, si sente
come un peso che schiaccia sulle spalle
(tracciato da invisibili taglieggi d’ali)
l’ammasso d’ogni azione
il contrasto, la saggezza disprezzata
e le ferite delle ortiche
ogni volta inferte sui ginocchi.

Rivivono, le maledette ultime parole
giovanili, affogate in fiume
le poche nuvole rimaste a bisbigliare col dialetto
e le ciglia, intossicate, dei vecchi re-contadini
ancora stupefatti davanti ai margini malandati del grano

le donne, come vasi di terra screpolata
lasciano composte a mezza strada le finestre
faticando a crescere, creare, concepire.


Mio padre ieri, in piazza stava invecchiando
e mia madre non s’accorge più dei passeri
che fanno ormai fatica e disuniti
vanno a rompersi nell’aria, sprecando il cielo.

In questi giorni di stagione bassa
la luna
molto più del sole
si è adattata al nero-fumo dei camini.

Giovanardi Vanni
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TUTTE LE COSE

Sento il tempo che corre,
corre veloce verso l'ignoto,
corre al galoppo senza respiro.

Mi volto indietro e vedo le orme,
tante, infinite, è il mio passato.

Guardo in avanti e vedo un mistero,
troppe le cose ancora da fare.

Allor mi domando:" ce la farò?".

Riuscire a fare tutte le cose,
lasciare un segno dell'esistenza,

un soffio d'amore da tramandare,
piccole gioie da ricordare,
tanti pensieri da sviluppare,

con la sapienza del tempo che va...

Tosco Nadia

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CINCIARELLA

Corpicino dai bellissimi colori
sospeso su un ramo di betulla
a beccar semi da una mangiatoia.

Rompevi la noia di giorni duri,
coi tuoi amici vita del mio giardino.

Solo tu mi venivi vicino
senza paura, a sfiorar la mia mano.
Forse un grazie per i chicchi di grano

poi l’ultima volta…
Seduto sul prato, mi sei venuto vicino,
t’ho parlato, chiamato per nome.

Hai girato festoso più volte
come mai era accaduto.
Ora so… l’ultimo struggente saluto.

La bianca betulla è intreccio di voli
cinguettii e tanti colori

Ma a lenire un pensiero, un’ansia
un dolore che opprime e stanca
non c’è più la tua voce,
il tuo piccolo cuore mi manca

sono ormai un ricordo
una dolce testolina, un frullo gioioso di ali,
una graziosa vocina
che qualcosa cercava di dire…

Ma ascoltando in silenzio tra gli alberi,
quel dolce rumore dei tuoi voli
e quella piccola voce,
dentro me, potrò ancora sentire.

Tomatis Pietro

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CLANDESTINO

Fratello
non cacciarmi dal tuo paese.
Non umiliarmi così.
Son venuto
da terre assai lontane
per trovare pane, pace, libertà.
Non voglio
approfittare delle tue cose.
Voglio solo
vivere con dignità.
Non badare
al colore della mia pelle.
Non temere
se parlo un’altra lingua.
Sono anch’io
un figlio del creato.
Suvvia
dammi una mano.
Un giorno
Dio ti ricompenserà.

Robaldo Franco

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IMPERITURO NELLA MEMORIA DI DUE AMANTI

È tempo consacrato alla notte
questo che hai conservato per noi,
che con un bacio m’hai reso immortale
per le tue labbra giulive.
Ed io, con un altro bacio,
t’ho resa immortale per me
e me solamente, per la mia bocca
assetata di stagioni nuove,
per la mia mente che non patteggia
se t’assenti.
Ti dico che siamo divenuti immortali
entrambi, e con un tocco del tuo essere
potrei morire qui e adesso,
nella notte ch’è stata consacrata per noi
e per i nostri sapori più ardenti.

Malune Claudio

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L’AMORE PERPETUO

L’amore perpetuo che ti comanda
è una rugiada che non sopporto,
avvelena gli steli del mio avvenire.
Muovo contro di te
i battitori del mio istinto,
portano al collo
l’amuleto della mia coscienza
e ti cercano
in ogni anfratto della notte,
per sedare la tua ossessione.
Voglio allontanarmi
dalla nuvola infetta
della tua passione ingenerosa
e per farlo
fortificherò la stanza del mio intelletto.
Porterò in dono
al sultano della ragione,
i miei giorni irrorati
dal vento delle stelle,
per avere in cambio
lo scrigno dei pensieri consolatori.
Ma tu non essere tenera
con chi ti respinge,
è pur sempre il carnefice
della tua volontà bambina.
Prendi la scure del coraggio
e taglia in due il rancore;
con la parte che mi spetta
nutrirò le sentinelle del perdono.

Mao Chris

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LE STAGIONI DEL VENTO

E’ tornato il tempo delle viole
primavera fanciulla / ora.
Sbocciano a ridosso della Ripa Grande
là dove il sentiero volge a Belbo.
Anelito di terra intorpidita
s’affacciano tremule a refoli impietosi
tra erbe sottili e cespugli acerbi.
E qui ancora ti cerco ombra del passato
vestita di profumi e di colori….
Riascolto i tuoi passi accanto ai miei
nel regresso richiamo del cuore,
qui dove rubavi i sogni all’arcobaleno
gioiendo oniriche illusioni.
Ti cerco nel vento che porta le stagioni
e nel mormorio dell’acqua che gonfia il torrente
e trascina echi antichi.
Ti cerco nella notte che veste le illusioni
e ancora, al primo bagliore della luce.
Così nel cammino degli anni
forzieri di ricordi e di attese,
fino a quando del mio giorno
non resterà che la sera.

Sturla Miles






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Pamparato 2010
Tutte le poesie partecipanti al Certamen:




La voce

Il paese sulla collina
ha case di pietra segnate dal tempo.
Smorte facciate custodi di stanze spoglie
cui solo il vento dà voce
svelando memorie di stagioni remote.
La panchina in fondo alla piazza
mi aspetta da sempre / discreta /
dentro il cerchio chiuso degli alberi
velati da brume autunnali.
Mi siedo e li vedo passare…..
Avanzano …..Ognuno con il suo peso,
tra essi anche mio padre
curvo di anni e di fatica,
la fatica pretesa da questa terra
che ha bevuto goccia a goccia
il suo sudore e la sua vita.
Vorrei parlare … Chiedergli perdono …
Dargli finalmente l’amore negato
o forse soltanto represso….
Ma non ho voce né bocca!
Solo il dolore che mi graffia dentro
e mi espande in tutte le cose
portandomi al fine accanto a Lui
per camminare insieme verso la quiete.

Sturla Miles
PRIMO PREMIO Certamen
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Falena

Bambina,
giocavi con bambole di pezza
intrecciando
corone di fiori
e vivevi
in un mondo di favole.
Ragazza,
ammiravi
tramonti di fuoco
e sognavi
giorni di passione.
Donna
hai venduto il tuo corpo
ricorrendo
effimere illusioni.
Ora, interrotto
il tuo volo notturno,
confinata
tra grigie pareti di pianto,
il volto solcato
da rughe di dolore,
attendi al crepuscolo
l’ultimo inganno.

Perosino Giuseppe
SECONDO PREMIO Certamen

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Enio

E’ nevicato, venerdì.
Poco.
Per fare in modo
che le tue impronte
segnassero la strada.

Come in tutta
la tua vita,
in silenzio,
hai tracciato la via.

Sta nevicando oggi.
Di più.
Per cancellare
le nostre orme
confuse.

Odasso Paolo
TERZO PREMIO Certamen


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Ti ho chiamato fratello

Tu,
che sei diverso da me,
che mi guardi con quegli occhi stanchi,
che vaghi, che ami, che navighi, che odi,
che mi parli con quegli occhi stanchi,
che voli, che decolli, che atterri, che piangi,
che piangi con quegli occhi stanchi,
che cammini, che ti fermi, che cadi, che ti rialzi,
che guardi oltre me, mentre io mi vedo riflesso
nei tuoi occhi bui,
che stai lì, sul bordo di una strada, come me
cercando una risposta,
ed entrambi abbiamo fatto l’auto-stop,
in questa terribile temibile meravigliosa corsa
contro il tempo, un vento leggero e implacabile
sui nostri capelli, ormai bianchi,
ma nessuno si è fermato per noi, mio caro amico,
e così i nostri piedi si sono fidati l’uno dell’altro,
come io mi sono fidato di te, e tu di me,
chilometro dopo chilometro più forti insieme,
lungo questa polverosa rovente strada.

Ti ho chiamato fratello, perché con te
ho condiviso ogni pensiero, ogni emozione,
ogni piccola parola che ha aperto il mio cuore.
Senza di te, sarebbe stato come ordinare
nel miglior bar, il miglior caffé
senza lo zucchero.
Ti ho chiamato fratello, perché ho capito
che fare tre passi con te è molto più
di fare mille miglia a bordo di un bolide.

Avagnina Gianluca

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Cielo d’autunno

Guardandoti o cielo,
piange il mio cuore,
lo riempion di malinconia
questi mesti colori.

Ci manca il sole,
padre dell’amore, ci manca
la sua luce e il suo calore.

Se anche tu necessario sei,
accelera i tempi,
perché alquanto prima
possiam nuovamente rivederti seren.

Bertolino MariaRosa

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 Piango

Piango
e non mi vergogno
triste è la vita
quando senti
l’anima
che ti piange dentro
quando
pesante è
l’andare avanti
quando
la malinconia
come un vortice t’assale
cuore
non mi abbandonare
fammi i tuoi battiti
di felicità risentire
fa’ che ancora
io possa
con te gioire

Rulfi Franca

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Nel campo della morte

Ho avuto una vita e mi è stata rubata.
Ho avuto un sogno ed è stato cancellato.
Adesso non credo e non vivo.
Anche il peso dell’aria mi stringe
e mi tortura come una morsa di ferro
con catene che tolgono il respiro.
Ho sognato l’utopia di un mondo nuovo
e in quel mondo si è scomposta la mia anima
in milioni di frantumi senza forma.
Qualcuno ha ucciso la mia voglia
di vivere, la mia gioia di volare.
Se il dolore è così grande
mille volte meglio questa morte
che ha pietà del corpo torturato
perché oltre quest’incubo più niente
vale ancora una vita da essere vissuta.
Anche il cielo sopra i nostri occhi,
è solo un cupo presagio di morte
che ci avvolge ogni attimo
col suo alito di sangue.
Non volano più gli angeli,
ma tutti i diavoli dell’inferno
che oltraggiano le nostre anime
ogni momento, senza pietà
nella completa assenza della vita.

(In ricordo di tutti coloro che hanno subito violenza
dai propri simili nei campi di concentramento e a
quanti ancora subiscono tale ignominia in diverse
parti della Terra)


Mantisi Cristina

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Polvere di stelle

Mille pensieri
come leggiadre farfalle.

Mille ciotoli
lungo la riva del fiume.

Mille affanni
nella vita di ogni giorno.

Mille sogni
affascinano la mente
come polvere di stelle
si perdono tra le pieghe della fantasia!

Polvere di stelle,
essenza del Creato,
schegge di diamanti
che luccicando accendono mille pensieri.

Mille luci
brillano lassù nel blu del firmamento,
rapiscono lo sguardo,
elevano il cuore che leggero si perde in quel mare di polvere di stelle!

Camaglio Piera

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Lo specchio

Attraverso gli occhi di un bambino
vedi la vita come in uno specchio.
Occhi!
Come specchio magico
che ti insegna a riflettere la vita.
Ti lascia con te stesso,
quello specchio,
ti insegna a capire.
Negli occhi di un bambino,
scopri sinceramente cos’è importante.
Quegli occhi si aprono a te
e guardandoli …
scopri chi sei.
Hai gli stessi occhi ma … lo hai dimenticato.

Bertaina Serena

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Vorrei

Vorrei essere
un’aquila per volare libera nel cielo ed esplorare i posti più avventurosi.
Vorrei essere
un ruscello perché non smette mai di vivere.
Vorrei
che il senso della vita fosse più profondo.
Vorrei
essere il custode della Terra.
Vorrei
essere una lucciola per illuminare tutti i cuori di felicità.
Vorrei
vivere su un’isola sconosciuta
Vorrei
essere uno scienziato per scoprire la macchina del tempo.
Vorrei
avere una nave tutta per me e
navigare nel mondo della FANTASIA
…VORREI …

…VORREI …

…VORREI ….
VORREI

Brusato Maria Rita

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Rapita

Ti ho incontrato
in un gesto.
Prendere la mano
per prendere l’anima.
Tumultuosa
nell’intensità di uno sguardo
stupito della meraviglia
e della tragedia
di un sentimento
sconosciuto e profondo
che ha rapito la vita
per rendersi eterno.

Nasi Raffaella

domenica 25 aprile 2010

Piossasco 2010


Antiche come le montagne, premiati 2010




I POETI

I Poeti nascono per scrivere canzoni
E le scrivono nel cuore della notte
Fanno a pugni con le ore che corrono
E non riescono a dormire.

I Poeti sono gente strana,
vanno al di là delle cose,
si soffermano davanti ad un battito d'ali
e si perdono per non ritrovarsi più.

I Poeti sono dannati in eterno
Perché hanno negli occhi l'amore,
quell'amore che è dato ai bambini
e i Poeti sono eterni bambini.

I Poeti fanno la differenza
In questo mondo di cloni,
mosche bianche in uno sciame d'insetti
e volano sempre contro corrente.

I Poeti non si arricchiscono
Non danno valore alla materia,
vivono di sogni e di poche cose
e sperano di morire ricchi dentro.

I Poeti hanno il cuore grande
E prendono schiaffi che a volte non meritano,
abbassano la testa per non guardare gli occhi,
ma ti guardano dentro fino in fondo all'anima.

I Poeti nascono perché così va il mondo,
ognuno ha il suo ruolo in questa giostra
e noi che paghiamo sempre il biglietto,
continueremo a scrivere canzoni.

Maria Pia Casini, Piossasco (TO)
Primo Classificato POESIA INSIEME Autori esordienti




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BREUS 2010
mesta storia di pascoliana memoria

" Viveva con sua madre in Cornovaglia
un dì trasecolò nella boscaglia "
o , come arguiva il popolo che raglia ,
viveva con Samantha in calzamaglia
un dì trasecolò nella West(f)alia ;
della West(f)alia dopo lungo andare
arrivò alfine quatto al limitare .

Al limitare c'è una donna bionda ,
c'è il buio e c'è la luna che asseconda ,
" oh bella dama bionda come il sole
son cavalier nel corpo e nell'indòle ,
oh bella dama dolce come il sale
so' grullo , e , sul più bel , desìo prevale
o è Foco Focherello che m'assale ? "

" Mi son donzella e monica per giunta ,
in cielo un giorno o l'altro sarò assunta,
ma poi che ora son lascia da sola
ed il buon Dio intanto non consola ,
se tu mi guardi nei begli occhi verdi
ti fo vedere come ti ci perdi ! "

Anco al cavallo svenne il batticuore ,
ma subito ammiccò , da gran signore :
ch' io vi novelli oltre non lo devo ,
furono cose da basso medioevo .

Oh Cielo che all' arrosto non concedi
d'infarinarsi fuor de' sacri spiedi ,
senz' abbruciarsi tutto di passione ,
scottasti giù la tua maledizione :

il cavaliere s' infiammò d' amore
e il fuoco divampò con tanto ardore ,
al limitare c'era la boscaglia
si sublimò come un covon di paglia ,
divenne fumo cenere e lapilli

restò soltanto un ciuffo di mirtilli !

( NDR medievale )
" Or millantava il popolo canaglia
d'intraveder sotto la mesta paglia
evaporare arrosto e calzamaglia ,
ma similmente a uomo di gran razza
il cavaliere implose in la corazza ,
e chi lo sa se per la cuffia rotta
o il rotto della cuffia post gran botta
sortì stordito al fin della vicenda ,
e la reazione in vero fu tremenda .
Furono forse atteggiamenti sversi ,
ma per non dire oltre i cinquanta versi
I' autore qui si ferma e chiede ammenda
se la storia che racconta è orrenda ,
o , male accorto , un giorno la riprenda ! "


Sergio Carena, Pinerolo (TO)
2° Classificato POESIA INSIEME Autori esordienti





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ANFRATTO

In quell'anfratto scrostato
ti ho vista piangere
Nascosta
Sul muro salivano le rose
e il sole lambiva lo spigolo
asciugando l'erba calpestata
Irrompeva il giorno
prepotente e ignaro
e tu guardavi oltre
cercando risposte


Antonio Costantin, Cantalupa (TO)
3° Classificato POESIA INSIEME Autori esordienti





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IL VENTO DELLA VITA

Verrà un giorno
il vento della Vita
con i suoi sandali azzurri
e i capelli che profumano di mare
e negli occhi il calore della Gioia vera.
La bocca aperta a raccogliere conchiglie
e nelle orecchie speranze appena nate.
Verrà il vento caldo della Vita
come una rugiada notturna
ad imperlare di Pace
questo oceano molto mosso:
arpeggerà lieve dopo la pioggia
nel chiarore di una luce bianca.
Aprirà un sentiero
tra isole di pensieri stanchi
e difenderà la terra
dalle schegge di fuoco
che piovono nei cuori.
Resterà muto per un istante
prima di sollevare la polvere livida
di solitudine e di dolore,
troppo incollata alle nostre suole,
consumate da pensieri di ghiaia
disseminati in terra.
E l'alba sorriderà alla Vita.

Daniele Armando, Caraglio (CN)
Primo Classificato PROGETTO PRIMAVERA





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FERMATEVI

Voi siete distanti
e non sentite il canto,
il grido, il tormento,
il dolore
del vostro stesso fiore
ch'è nato con le radici spezzate
tra petrolio, catrame.
cemento, metallo,
torture...

Ma noi qui
lo sentiamo fin troppo bene
l'assordante verso
del mondo che muore

e gridiamo assieme a lui
e ancor più forte a voi:
Fermatevi !
O saranno le macerie del mondo stesso
a cadere su di voi...

su Tutti noi.

Loris Pereno, Piossasco (TO)
2° Classificato PROGETTO PRIMAVERA






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CONFUSIONE

Io groviglio di rami,
foglie impazzite al vento,
cartello abbandonato in mezzo a un bivio,
pensieri di un innamorato davanti alla sua vita,
bimbo spaesato in cerca di ricordi...

Non posso essere tutto
o forse sì...
basta essere
confusione.

Sara Andreis, Piossasco (TO)
3° Classificato PROGETTO PRIMAVERA





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ASCOLTATE IL CONSIGLIO

Non lasciate nessuna parola non detta,
nessuna azione incompiuta,
nessuna carezza trattenuta,
nessun bacio nascosto da alcun sorriso.

Non lasciate che la vostra vita vi scivoli addosso
come gocce d'acqua sulla foglia verdeggiante,
non lasciate che il mondo decida per voi
perché solo voi stessi siete artefici del vostro destino,
non lasciate che un bimbo pianga per la vostra assenza
perché ogni sua lacrima saran due delle vostre
una volta cresciuto,
non lasciate una fanciulla sola a casa ad attendervi
perché lei sarà buona
ma il mondo che vi circonda non è dello stesso parere.

Vivete ogni giorno come se fosse l'ultimo
ed ogni notte come se fosse la prima allo sbocciare dell'amore,
ma vivetela VOI la vita
perché solo così potrete dire alla fine dei giorni:
ho cambiato le sorti della storia
perché ogni decisione presa ieri
ha condizionato il futuro dei miei figli.

Ketty Cavanna, Torino
Premio Speciale della Giuria PROGETTO PRIMAVERA





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LA LIBERTA'

La libertà
è la pianta che da' vita al nostro frutto.
La libertà è l'udito
che ci permette di ascoltare le melodiose onde del mare.
La libertà
è la via che guida il nostro cammino
e lo protegge da qualsiasi male.

Essere liberi
significa poter pensare liberamente
o poter volare in cielo come un gabbiano.
Libertà
è sentirsi leggeri come un palloncino,
libertà è poter sorridere ad un triste bambino.

Libertà
è poter cantare ad alta voce
e poter commentare in pace.

Libertà
è poter dire che gli occhi sono fatti per guardare
e la bocca per parlare,
ma forse la cosa più importante è quella di partecipare
senza differenza per colore della pelle o diversa cultura.

La libertà è molto importante
e ci permette di stare vicini.

"La libertà non è uno spazio libero,
ma è poter essere soddisfatti della propria partecipazione"

Essere liberi è una felice armonia
che deve essere portata in tutto il mondo,
al quale per primo bisognerebbe insegnare
il vero significato della parola
LIBERTA'

Selma En Nouri
Premio Speciale AdP PROGETTO PRIMAVERA





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VANA E' L'ATTESA DI QUESTA PRIMAVERA

Ancora grigio il cielo
e grigia resta l'anima
per questo inverno
che veste ancora marzo.

Incurante di gemme ingravidate
e di tepori accarezzati invano,
pesa la pioggia e il vento,
dilata pomeriggi senza voglie
e chiude notti scure
a chiave dietro i vetri.
Anche i fiori di serra,
annoiati in un vaso,
nascondono i colori,
dormono i calendari alla parete
tenendo stretti i giorni
e ferme le lancette
trattengono le ore.
Eppure è tempo ormai
che marzo corre,
pur orfano di sole,
e anche se nel cuore
sento premere il parto
della primavera,
scivola in bocca
quel sapore strano
delle attese deluse,
degli sguardi persi
all'angolo di strada
aspettando l'aprile.

Chiamano stelle sorde
le gatte all'imbrunire
sotto i balconi bui,
danzano i panni stesi
come fantasmi
che bussano alla notte,
e, mentre la luna con le nubi
dal freddo si ricopre,
io, dentro il letto,
ancora scaldo assenze
sotto inutili piume di memorie.

Anna Maria Cardillo, Roma
Primo Classificato POESIA INSIEME Autori noti






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PAROLE
ottobre,2009

Parole
coriandoli d'inquietudine
ripetute in questo angolo d'autunno,
in fondo al vicolo cieco del cuore
dove un cielo d'ottobre attende
terso d'un azzurro
appena macchiato
da un acquarello di nubi.

Parole
quando niente
sembra possa mutare,
in quest'ora di fiati spenti,
neppure il fuoco
d'un mattino caduto
fra un rumore d'acqua lontana
e una carezza di respiro.

Parole e notte,
calpestio di musica,
ombre nascoste
e tempo di vendemmia,
tempo di grappoli recisi,
profumo di mosto,
labbra leggere e corse lontane
ad attendere nebbia e risvegli.

Sarà un ricordo a trafiggerci gli occhi,
uno soltanto,
fra i molti lasciati ad abbandonarci,
un ricordo sgombro di polvere
e fresco
di nuove parole.

Silvano Nuvolone, Cavagnolo (TO)
2° Classificato POESIA INSIEME Autori noti






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SCIMITARRE DI LUNA

Scimitarre di luna
traforano la mia pelle
e la tua
tessono sulla gola
un prisma azzurro

Amami
come il fiume ama il mare
e l'aquila il sole

Amami
per i limpidi occhi delle stelle
e il fiore falciato
per le radici dell'arcobaleno
e la foglia amara
per la bianca colomba
e il falco precipite
per l'onda che morde
sabbie e coralli
per la lava che brucia
pesci e roseti
per il toro che cade
nell'arena abbagliante
per la mia sete
inappagata e gemente

Amami
per il mio respiro
e il tuo respiro
mentre
nei chiusi vicoli
la cieca ovvietà del vivere
si consuma

Alfonsina Campisano Cancemi, CALTAGIRONE (CT)
3° Classificato POESIA INSIEME Autori noti





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SUL TOVAGLIOLO DI CARTA

Hanno bruciato un clochard!
Con la fisarmonica scassata,
le sue canzoni stonate,
le cicche raccolte dai marciapiedi,
faceva germogliare calici di dolore
in faccia alla gente frettolosa.
Avvinghiato al safari delle sue abitudini,
questuava, sempre, nello stesso posto,
vicino al mercato generale,
per raccogliere scarti di ortaggi
gettati nelle pattumiere dei rifiuti.
Eppure, conquistava oboli
e vergogna pungente come ortica,
quando recitava nenie pietose
e innestava alveoli di lacrime
mostrando l'osso storto delle gamba.
Come cane randagio, abbaiava alla luna,
mentre scriveva parole che suonavano,
sul tovagliolo di carta della mensa comunale,
sorridendo agli assistenti sociali.
Ma hanno voluto godere la morte di un uomo,
quei ragazzi bene del quartiere chic,
prima di andare a divertirsi al luna park.
Così rimase il contorno di un corpo,
segnato dal gesso, per l'inchiesta
e una macchia nera sulla panchina
delle passeggiate, lungo il corso elegante.

Armando Giorgi, Genova
4° Classificato POESIA INSIEME Autori noti






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"LUI ERA IL FIUME ED IO LA NOTTE."

Lui era il fiume ed io la notte...
Attendevo il compiersi dell'eterno rito del sole al tramonto.
Poi, mi recavo alle sue sponde,
avvolta nel mio mantello trapuntato di stelle
rendendogli omaggio con un lieve inchino.

Lui era il fiume.
Ed io la notte.

Mi abbandonavo languida sulle pietre fredde,
ricoperte da muschio soffice e profumato,
cullata dal suo liquido ed argentino canto,
convinta che Lui cantasse la sua canzone
soltanto per me.

Lui era il fiume.
Ed io la notte.
Lui era acqua.
Ed io la tenebra.
Lui era l'eternità.
Ed io soltanto... il fantasma di un istante.

Fabrizio Picco, Giaveno (To)
5° Classificato POESIA INSIEME Autori noti





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Di VERBI
( a Tina - amica di sempre )

Sai che penso?
Penso per conto mio.
Penso che l'uva grappola
perché è proprio dell'uva
di grappolare
come certi acrobati fanno,
ma per stupire;

e penso che la grandine
diadema al suolo
ma solo se cade tra i rovi.

Mi sembra di sentire ancora i tuoi bambini
correre a squarciagola,
dentro alla pioggia che scintilla
del fuoco acceso ad asciugarli.

La pergola era riparo effimero
di foglie e di vite;
custode dei tanti diverbi
tra le mie parole ed i tuoi colori.

Ma l'aria era glicine
(per te era viola!...)

Non eravamo frutti
ma giovani fiori

Patrizia Mina, Torino
5° Classificato POESIA INSIEME Autori noti





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E NON TE NE ACCORGI
Agnanina, quartiere di Roma

Cammini, ti guardi intorno
getti un'occhiata, vedi solo prati
e non te ne accorgi.
Solo strade larghe, erbe alte, marciapiedi
eppure qui finisce Roma eterna
e non te ne accorgi.
Dopo ci sono solo sparsi i colli
e la terra del popolo dei tubi
gente sotterranea come i ratti
eppure esseri umani: rumeni, no, rom
e non te ne accorgi.
Vivono, si fa per dire, dentro i tubi
lì, al confine dove la città finisce
tra gente che corre cieca e frettolosa
stanno al mondo in modo nuovo
e non te ne accorgi.
Poveri più poveri degli altri poveri
vivono, lì peggio delle bestie
lì, dove la città finisce
ultima frontiera della disperazione
peggio delle bestie lì fra i tubi
aria pesante, umidità che spezza i polmoni
e non te ne accorgi.
Affamati, abbracciati ai cartoni ripiegati
vestiti puzzolenti appiccicati addosso
qui la vita è un'altra cosa
tra le opere di urbanizzazione primaria
miasmi d'acqua, vita coi topi
perché la povertà non la puoi scegliere
e non te ne accorgi.
Larve d'uomini schiantati dal freddo
ombre della nostra città
e non te ne accorgi.
Noi non li vogliamo vedere
loro si nascondono sotto il livello della strada
e non te ne accorgi.
Qui la vergogna si arresta
e non te ne accorgi.

Francesco Maria Mosconi, Ivrea (TO)
Premio Speciale AdP POESIA INSIEME Autori noti